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PROPOSTA DI INSERIMENTO DEL
SALTARELLO MARCHIGIANO
NELLA CONVENZIONE UNESCO
PER LA TUTELA DEL PATRIMONIO CULTURALE IMMATERIALE
DELL'UMANITA'
Il Ministero dei Beni Culturali, seguendo una
linea tracciata dall'Unesco, l'Organizzazione
delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza
e la cultura ha deciso di intraprendere un'azione
di protezione e di valorizzazione, oltre che del
patrimonio artistico ed archeologico, anche delle
tradizioni popolari del nostro paese. A tale fine
è stata decisa la costituzione di un Comitato
Scientifico che avrà il compito di scoprire,
catalogare e valorizzare le tradizioni popolari
italiane individuate come "patrimonio culturale
vivente".
Da questa encomiabile iniziativa è nato
un Comitato per lo Studio e la Tutela del Saltarello
Marchigiano costituito da studiosi e da Associazioni
Culturali sulle tradizioni popolari prevalentemente
attivi nelle province di Ascoli Piceno e Fermo.
Tra essi ci sono: il Prof. Carlo Verducci, il
Prof. Luigi Rossi, il musicologo Claudio Giovalè,
Il Centro di Studio sul Folklore Piceno con sede
in Ortezzano, Carlo Cruciani e La Compagnia del
Saltarello Ascolano e il Dottor Gastone Pietrucci,
etnomusicologo e leader storico del Gruppo La
Macina.
L'organismo così costituito avanzerà
formale richiesta al Comitato Scientifico istituito
dal Ministero dei Beni Culturali affinché
il Saltarello Marchigiano venga inserito nella
lista dei Beni intangibili che l'Unesco dovrà
dichiarare Patrimonio dell'Umanità.
Il Saltarello Marchigiano, che è un ballo
popolare arcaico diffuso soprattutto tra le popolazioni
rurali dell'Italia Centrale, è l'unica
testimonianza "vivente"che probabilmente
ci resta della antica Civiltà Picena.
Etimologicamente il Saltarello può derivare
dalla "saltatio" latina: un ballo autoctono
molto diffuso a Roma fin dai primi secoli (una
"saltazione" armata fu istituita da
Romolo al tempo del Ratto delle Sabine), tanto
che il termine latino "saltare" fu ampliato
fino a significare "ballare". Seppur
con influenze forestiere, soprattutto etrusche,
la "saltatio" nel Lazio latino, fu espressione
etnica delle popolazioni agresti e propiziatoria
per la terra. Le "saltationes" di stampo
rurale, per tutto il Medioevo, furono considerate
danze vivaci, seguite con varie combinazioni di
ballerini e con elementi di elevata espressività.
Le principali fonti storiche documentali relative
a tale danza sono quella del manoscritto conservato
al British Museum identificato con codice 29987;
è una intavolatura del 1300 e l'opera di
Antonio Cornazano "Libro sull'arte del danzare"
del 1465 in cui il Saltarello viene definito "Balo
da villa" diffusissimo tra gli italiani.
Altresì è noto che alcuni autori
utilizzarono nelle loro composizioni "classiche"
forme musicali riconducibili al Saltarello. Tra
essi ricordiamo: Domenico Cimarosa (1749-1801)
e Felix Mendelssohn (1809 - 1847). In ambito marchigiano,
fra i tanti che si ispirarono al Saltarello, ricordiamo
il pesarese Gioacchino Rossini (1792 - 1868),
il fanese Gaetano Brunetti (1744 - 1798), il tolentinate
Giuseppe Zonghi (1820 - 1904), il maceratese Lino
Liviabella (1902 - 1964), il montegiorgese Domenico
Alaleona (1881 - 1928) e il petriolese Giovanni
Ginobili (1892 - 1973).
Oggi si riscontrano diverse sue varietà
sviluppatesi nel corso dei secoli a cavallo e
lungo le valli che a pettine scendono dall'Appennino
centrale verso l'Adriatico. Un fenomeno che merita
di essere capito e che quindi va documentato e
studiato in maniera più approfondita e
sistematica. Tale ballo, che era funzionale al
ciclo del lavoro agricolo, rischia oggi, in ambiente
urbano e decontestualizzato, una radicale e irreversibile
alterazione se non addirittura la sua completa
estinzione.
Per sostenere questa proposta il Comitato per
lo Studio e la Tutela del Saltarello Marchigiano
avvia una serie di iniziative pubbliche capaci
di creare adesioni e consenso tra la popolazione
delle Marche.
Invita quindi personalità della cultura,
della imprenditoria e della vita sociale e politica
marchigiane a sostenere il presente documento.
IL COMITATO PER LO STUDIO E LA TUTELA
DEL
SALTARELLO MARCHIGIANO
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