Il 7 marzo 2008 all’interno di una gremita Sala
Savini ad Ortezzano, il Gruppo Folklorico Ortensia ha presentato il racconto
popolare piceno “’A notte de Natà”, un cortometraggio
realizzato per il Concorso Internazionale “Etnodemoantropologico
Film Festival” sul tema “Il Presepe come immagine della tradizione
locale” indetto dalla F.I.T.P. (Federazione Italiana Tradizioni
Popolari). Il Gruppo Ortensia porterà stavolta le nostre tradizioni
e la nostra cultura in terra di Calabria e precisamente a Paola, provincia
di Cosenza.
In un’atmosfera festosa ma partecipe e attenta, composta prima di
tutto dai bambini che indossavano i costumi del Gruppo, da cittadini curiosi,
da studiosi e politici (fra cui moltissimi sindaci della zona), Mario
Borroni, Presidente del Gruppo Folklorico Ortensia nonché Presidente
Regionale della Federazione Italiana Tradizioni Popolari, in qualità
di Moderatore ha presentato le prestigiose autorità politiche e
culturali che componevano il palco e ha dato lettura di un fax con il
quale Pietro Colonnella, Sottosegretario di Stato alle Politiche regionali,
impossibilitato ad intervenire per importanti impegni istituzionali, esprimeva
ai presenti il suo dispiacere per l’assenza forzata inviando i suoi
auguri e i complimenti al Gruppo Ortensia per l’iniziativa.
I partecipanti non potevano ricevere migliori saluti di quelli di due
donne simbolo e vanto del nostro territorio e di Ortezzano, e cioè
dal Sindaco Dott.ssa Maura Malaspina e da Graziella Ciriaci, Consigliere
Regionale della Regione Marche.
La parola è stata quindi presa dal Prof. Carlo Verducci, storico
e componente del Centro Studi sul Folklore Piceno, il quale ha fornito
un’analisi storico-socio-antropologica sul fenomeno dell’allontanamento
che è si è verificato dalle nostre tradizioni, in particolar
modo quello avvenuto nel decennio che va dal 1955 al 1965, anni di cambiamento
rapidissimo in cui un mondo è scomparso e si è radicalmente
trasformato. Un mondo rimasto per secoli quasi immutabile subisce un improvviso
processo di trasformazione: le campagne si svuotano, si dà vita
ad un’urbanistica dissennata dove sembra scomparire l’antica
arte del costruire bene, in modo sagace, ordinato, creativo e si perde
il senso del decoro e della bellezza. Si sviluppano in questo periodo
i centri costieri, le case si svuotano di vecchi mobili e si riempiono
di formica: tutto quello che era antico e vecchio andava cambiato, sostituito;
dove c’era il focolare, che consentiva di parlare e raccontare,
compare la tv.
La fabbrica dava alla gente delle nostre campagne autonomia e libertà,
ma nello stesso tempo creava nuove sottomissioni e vincoli. Abbiamo assistito
allo svuotarsi delle contrade, all’abbattimento delle chiese rurali,
a un cambiamento entusiasmante per certi aspetti, ma tragico e devastante
per altri. Una persona che fosse emigrata negli anni ‘48-49 e fosse
tornata negli anni ’60 non avrebbe riconosciuto il suo territorio.
Spesso non siamo stati in grado di regolare queste trasformazioni.
Dicevano gli anziani: << dove andrete a finire quando le fabbriche
chiuderanno? >>. Il nuovo deve essere indirizzato verso direzioni
positive. Il professor Verducci cita poi il Mannocchi, maestro di storia
e folklore del nostro territorio che ricorda il Natale in molte circostanze.
A questo punto prende la parola l’Ing. Amedeo Grilli, Presidente
della Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo che si riallaccia al prof.
Verducci ricordando quel passato dove i tessuti si realizzavano nelle
case che erano delle case-laboratorio, dove gli uomini e le donne lavoravano
in continuazione anche con condizioni climatiche avverse. La vita era
scandita dal succedersi delle stagioni. In queste case c’erano telai,
torni, strumenti da falegname, da fabbro, da calzolaio. L’ingegnere
ribadisce l’importanza della serata e del pubblico presente e ringrazia
il Gruppo Ortensia per questo lavoro di ricerca e approfondimento che
è stato a monte alla realizzazione del filmato e auspica che il
Gruppo possa diventare un riferimento per questo territorio creando un
circuito che sia in grado di valorizzare la nostra identità.
A questo punto Mario Borroni introduce il Dott. Mariano Landi, Dirigente
Servizio Cultura della Regione Marche. Il dott. Landi, sulla scia degli
interventi precedenti, per quanto riguarda la fase di rigetto della tradizione,
propone un’analogia fra la situazione del pesarese per l’industria
del mobile e quella del fermano per il settore calzaturiero. Landi constata
comunque che la situazione sta cambiando già dagli anni ’70-80,
quando è migliorata la vita nelle campagne e nei nostri piccoli
paesi che prima di quell’epoca avevano centri storici cadenti dove
non c’era acqua né fognature. Poi definisce la Valle dell’Aso
<< la più bella in assoluto dell’Italia centrale >>,
una valle che ha una radice agricola estremamente forte, che è
all’avanguardia per diversi fattori e che ha bisogno di essere recuperata
in termini culturali.
Il Prof. Luigi Rossi del Centro Studi sul Folklore Piceno sostiene che
Ortezzano può essere considerato un “laboratorio regionale”,
un luogo ideale per realizzare quello che si può definire un collegamento
fra passato, presente e futuro e che la nostra può essere una regione
pilota e di riferimento per i modelli di sviluppo culturale e non solo
economico: per un futuro più umano insomma. C’è un
impegno a proseguire su questa strada, a rivalutarla, per un modello di
sviluppo sostenibile.
Si spengono le luci della sala e viene proiettato il video “’A
notte de’ Natà”.
Un lungo applauso unisce tutta la sala, si notano sguardi persino commossi.
In questo che potremmo definire “toccante” momento, prende
la parola la prof. Emanuela Angelini, autrice della ricerca storica, con
una relazione su l’esperienza dei bambini del Gruppo Ortensia, intervistando
due simpaticissimi e bravissimi attori che hanno parlato alla platea della
loro scoperta di aspetti caratteristici del Natale di un tempo dimostrando
di conoscere anche i proverbi dialettali tradizionali.
Un grande applauso per loro e per gli altri bambini presenti in sala,
compreso lo splendido attore in passeggino che interpretava il Gesù
Bambino, figlio di una giovane coppia facente parte del Gruppo Ortensia.
Mario Borroni invita sul palco la Regista, Angela Maria Pistolesi la quale
ringrazia e ribadisce che il cortometraggio è stato frutto di una
forte collaborazione di tutto il Gruppo.
Le conclusioni spettano ad un’altra donna di altissimo profilo culturale,
la Prof. Olimpia Gobbi, Assessore alla Cultura della Provincia di Ascoli
Piceno. La prof. Gobbi rimarca i complimenti per << lo splendido
lavoro che dimostra una straordinaria sensibilità >> e per
<< la ricostruzione rigorosa e attenta >> che è riuscita
a ricostruire un clima, un’emozione, una serie di sentimenti, il
rapporto costante fra l’uomo e la natura, l’uomo e gli animali;
c’è una laboriosità continua: è il giorno di
Natale, ma le mani di tutti sono impegnate. La prof. Gobbi nota anche
un po’ di liricità e nostalgia, quella che proviamo tutti
quando ci immergiamo nei valori di queste comunità, fatte di relazioni
aperte e umane. Lo studio e le ricerche che riguardano le tradizioni folkloriche
sono << il segno di maturazione della nostra cultura >>, di
una cultura che ha il coraggio di riconoscersi: stiamo acquisendo la capacità
di non vergognarci di quello che ci caratterizza, che è invece
un nostro punto di forza e consapevolezza per il futuro.
Poi l’Assessore si riallaccia al discorso iniziale del Prof. Carlo
Verducci ricordando quel tempo in cui si importavano qui modelli non si
sa da dove mentre si abbandonava la tradizione, per accorgerci, forse
un po’ tardi, che abbiamo un segno di distinzione che deve essere
valorizzato. Anche per la Gobbi la Valle dell’Aso è forse
una delle più belle valli dell’Italia centrale e questo perché
è stata sempre una valle agricola non troppo attaccata dall’azione
distruttiva che a volte ha portato il “progresso”, come ad
esempio è avvenuto sulla costa. Ciò ha preservato la valle
da tutta una serie di fattori negativi. Questa è la valle dove
oggi si fa sperimentazione e innovazione, dove si può avere la
capacità di attivare programmi di sviluppo senza distruggere il
territorio. La prof. Gobbi riferisce di un ‘progetto strategico
Valdaso’ che consiste in vari punti. Innanzitutto bisogna cominciare
a progettare la Valdaso come fosse una grande città, lavorando
cioè su una pianificazione territoriale unitaria per ridurre al
minimo gli impatti ambientali. In secondo luogo bisogna cercare di tenere
le scuole nei piccoli centri per non far desertificare il territorio,
trovare insomma un modo sostenibile di tenere qui i servizi. Un altro
punto strategico è quello di riuscire ad ottenere il marchio Valdaso,
a cui punta molto quest’area, che varrà a far riconoscere
i suoi prodotti tipici.
L’ultimo aspetto assolutamente importante su cui si deve puntare
per lo sviluppo della valle è la cultura dell’innovazione:
a questo proposito si stanno creando dei centri didattici di cultura scientifica
a Montelparo, Smerillo, Montefalcone, Monte Leone. Essere consapevoli
della propria tradizione non significa chiudersi all’innovazione
e ai nuovi linguaggi, ma anzi aprendosi a questi, senza che il nuovo cancelli
il buono e il bello che c’è.
Penso che questo della Prof. Olimpia Gobbi sia un augurio che hanno potuto
farsi tutti quanti, alla fine di questa serata dedicata allo splendido
lavoro del Gruppo Ortensia che ci fa vivere una favola velata di misticismo
e poesia, legata al fatto che la notte di Natale parlano gli animali…
Tutto ciò in una soluzione poetica di grande interesse, con una
commozione forte per un mondo che non esiste più ma che possiamo
ricostruire con le immagini, senza dimenticarci che era anche un mondo
duro, ma sapendo che ci stiamo riappropriando di qualcosa che ci appartiene
e caratterizza, della nostra cultura e della nostra storia e possiamo
farlo sempre più proprio utilizzando l’innovazione e la ricerca,
in maniera compatibile col rispetto delle nostre attrattive e peculiarità,
attraverso il binomio vincente tradizione-innovazione.
Chiude gli interventi in un’atmosfera di partecipazione il Presidente
Mario Borroni, il quale ringraziando tutti coloro che hanno collaborato
alla realizzazione del cortometraggio, invita i presenti a rimanere per
gustare un rinfresco.
La presentazione del lavoro del Gruppo Ortensia si conclude così,
con un momento di ristoro e convivialità, con una tavolata piena
zeppa di specialità gastronomiche locali, attorno alla quale i
tanti presenti hanno discusso e si sono incontrati: anche questo fa parte
delle nostre tradizioni e del nostro folklore.
Gianluca Monaldi
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